Il Giornale

Anno XIV, N.67, Milano, venerdí 20 marzo 1987



La concreta magia del cinema

Parla Lutz Konermann, regista tedesco ospite della rassegna "L'altro sguardo".

Dice di essere un "freelance" del cinema. E infatti fa il regista, il cameraman, il direttore della fotografia, qualche volta anche l'attore. Ma nel suo curriculum ci sono giá cinque documentari, tre cortometraggi, la regia di un serial televisivo in sedici puntate ("Lindenstrasse", una specie di telenovela, la piú popolare in Germania, dice), due film di novanta minuti. E, in coda a tutte queste immagini, una scia di recensioni davvero lusinghiere.

Lutz Konermann ventotto anni, é nato in Renania. Parla molto bene l'italiano. Prima di laurearsi presso la facoltá di Cinema e Televisione di Monaco ha trascorso alcuni anni a Milano: "Frequentavo la scuola germanica in via Legnano - racconta - e proprio durante questo soggiorno italiano ho imparato a fotografare". Poi si é trasferito a Berlino per seguire i corsi di architettura. "Alla prova di ammissione, a Monaco, ci si puó iscrivere solo un anno dopo il conseguimento del diploma" rivela con teutonica precisione.

Ma, alla fine, le porte dell'ambitissima palestra cinematografica si schiudono anche per lui: cinque anni trascorsi fra le lezioni al dipartimento di "Film a soggetto" e "Sceneggiato televisivo" e le collaborazioni alla produzione di film commerciali o per la tivú - "per mantenermi", spiega -; e nel frattempo realizza anche una serie di documentari e reportages politici fra cui "Vorwarnzeit" (Tempo di preallarme) che ha inaugurato al cinema De Amicis la rassegna "L'altro sguardo, proposte dei filmmaker tedeschi".

"Dei sette registi che hanno aderito all'iniziativa due sono autodidatti e cinque provengono dall'Universitá di Monaco. Non siamo un movimento. Ci accomuna il fatto di aver prodotto questi film con pochi soldi e senza una precisa prospettiva distributiva. Quando lo scorso anno il proprietario del cinema Maxim accolse le nostre pellicole, il pubblico dimostró molto interesse. Cosí abbiamo deciso di farne un "pacchetto" e di portarli in tournée in Germania e ora anche in Italia".

Konermann é convinto: nel cinema specie per i giovani, é oggi piú che mai necessario fare fronte, collaborare, procedere in equipe. "E' un'alternativa a quello che in questo momento sembra l'unico modo per emergere: fare a gomitate". Ma crede anche in un cinema capace di mutare la realtá. Ne é una prova "Aufdermauer", un lungometraggio - la sua tesi di laurea - che, oltre a far parte del pacchetto di pellicole presentate al De Amicis, é stato ospite di "Filmaker '85".

"E' una vicenda autentica - dice -. Parla di un ergastolano che durante un permesso speciale fugge e prima di costituirsi alle autoritá vive per venti giorni a contatto con una realtá da cui e stato escluso per trent'anni". La storia di Aufdermauer gli é capitata fra le mani casualmente, sfogliando "Stern". "E piú che un film ho pensato di farne una domanda di grazia. Adesso ho saputo che la "domanda" é stata accettata e Albert Aufdermauer é libero". Un film sul problematico rapporto fra pena ed espiazione della colpa dunque, ma anche un'analisi discreta dell'anima di un uomo trincerato dietro il suo silenzio. Nella realtá trasfigurata della Germania di oggi, il protagonista sperimenta un sottile senso di coercizione, l'estraneitá e lo squallore: fra i due tipi di solitudine sceglierá quella del carcere.

"Il mio ultimo lavoro, invece, é piú vario, divertente - dice Konermann a proposito di "Nero e senza zucchero" (é appena stato proiettato nello stesso cinema nell' ambito della rassegna "Mezzogiorno-mezzanotte") - Qualcuno mi ha fatto notare i miei capelli bianchi: credo proprio che siano il frutto degli sforzi fatti per questo progetto" Una fatica estenuante, si direbbe, visto che il film é stato interamente prodotto da lui e girato strada facendo. "É un "roadmovie" nel senso letterale del termine: con la troupe abbiamo percorso ottomila chilometri". Quanti ne percorrono i protagonisti del film: gli attori di una compagnia teatrale islandese in tournée in Italia. "Siamo partiti dall'Islanda, appunto, e poi, di seguito, da Vipiteno alle falde dell'Etna".

E dopo questa breve ma intensa rentrée milanese Konermann riparte per Monaco: "Lí ci sono i laboratori, l'industria cinematografica la tivú. E' un po' la Roma tedesca, solo forse, un po' piú aperta al cinema di qualitá". Si guarda attorno pensieroso, stringe per un attimo le labbra e dice: "Peró, ho una tentazione: mi piacerebbe tornare in Italia. Anche qui avrei delle storie da raccontare".

Giampaolo Spinato